27 luglio 2011

RICONCILIARSI CON LA CHIESA (solo "criticando" si costruisce)


Sentirsi a pieno titolo parte del Popolo di Dio


Di fronte a una Chiesa gerarchica che appare sempre più lontana dai problemi della vita di tutti giorni, aumenta il numero di chi abbandona la pratica religiosa.
Anche in tanti di noi che pur non pensiamo di lasciare la Chiesa, è crescente il disorientamento, la delusione, lo stupore, a volte anche la rabbia e lo sdegno. Che fare di tanta energia, come non ripiegarci nella rassegnazione e nell’apatia?

Se Dio fa germogliare il nuovo, non dobbiamo fissarci sul vecchio. Il rinnovamento ecclesiale ha bisogno di una grande profondità evangelica. Bisogna portare avanti una vera e propria ricerca nella quale far maturare, sperimentare e fare crescere un nuovo stile di Chiesa.(1) Ecco lanciata una delle vere sfide del nostro tempo. Con impellenza siamo forse chiamati ad abbandonare posizioni infantili ed adolescenziali e assumere il rischio di posizioni più adulte, consapevoli, ad incamminarci per sentieri nuovi da inventare, da tracciare anche con la possibilità, qualche volta, di dover raddrizzare il tiro per aver sbagliato. Quali sono i processi di crescita da alimentare per coniugare la dimensione umana e quella della fede, avendo come mèta non la contrapposizione, la rivendicazione, il bisogno di riconoscimento. Questi sarebbero segni di dipendenza nella relazione, come il bambino di fronte ai genitori o l’adolescente di fronte all’autorità. Come imparare a scoprire nuovi orizzonti, per offrire altri punti di vista, oltre la paura del nuovo, la diffidenza del non conosciuto, l’arroccamento in posizioni, che vengono spesso definite scelte di fedeltà e che si rivelano dei veri e propri compromessi col potere?
Vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordasse che la mia vita era donata a Dio e a questo paese (Algeria, ndt). La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.(2) Ogni volta che rileggo il testamento di padre Christian mi commuove cogliere la profondità umana e spirituale raggiunta da una persona vissuta nel nostro tempo e quanto luminosa sia la sua testimonianza. Abbandonare posizioni infantili è anche vivere la consapevolezza che Bene e Male crescono intrecciati, come ci ricorda la parabola del grano e della zizzania, che non siamo chiamati a giudicare, colpevolizzare, ma a occupare fino in fondo il nostro posto, anche nella solitudine nell’incomprensione, nella fedeltà alla nostra coscienza alla maturità raggiunta. I gesti di gratuità, anche i più piccoli e semplici che riusciamo a compiere, sono un segno che indicano la maturità in divenire. Perdono una parola che è spesso proclamata nelle nostre Chiese, additata come ideale scontato, facilmente raggiungibile che si rivela invece come una metà di grande maturità. Per dono, implica l’assunzione della propria responsabilità personale, della solitudine, del rischio, dell’incomprensione, della sfida del Vangelo vissuto, tessuto nelle scelte di ogni giorno, nell’allenarsi a viverlo.
Sono percorsi che non si possono improvvisano e non sorgono dal nulla. Richiedono la nostra perseveranza, l’utilizzo della nostra creatività, il coraggio di rischiare, l’umiltà di riconoscere gli errori, la forza di aprirci alle sfide del nostro tempo, di lasciarci interrogare dai problemi delle nuove generazioni, soffocate dall’infinità degli oggetti dell’idolo mercato, dagli immigrati che rischiano la vita per sbarcare nella nostre ricche terre, dai nostri anziani confinati nelle case di riposo.. Tornare al puro Vangelo, cercare lì, alle radici, in compagnia di Gesù, sulla scia di amici santi che ci hanno preceduto, la forza, il nutrimento per continuare il cammino, per creare nuovi stili di Chiesa. Esiste una specie di Chiesa trasversale, una vera comunità di fede, un’affinità profonda nel vivere il Cristianesimo, che attraversa i confini delle Chiese confessionali e si apre in uno spazio che ha i confini di tutta l’umanità, con al centro la figura di Cristo Signore. Non è solo la trasversalità dello Spirito santo che soffia dove vuole, ma è fatta di uomini e donne concrete, in carne e ossa. Io questa esperienza l’ho fatta e sono lieto di poterla testimoniare..(3) Siamo in cammino come i discepoli di Emmaus, stanchi, delusi, amareggiati, ma chiamati nell’oggi delle nostre comunità ,ad aprire gli occhi, a cogliere i germogli del Bene, ad inventare nuovi sentieri, a coltivare processi di crescita, a far sorgere nuove esperienze di Chiesa, per divenirne testimoni credibili.
Credo nella Chiesa Popolo di Dio, in cammino nell’oggi del nostro tempo, sotto la guida dal Vangelo anche là dove tanti pastori camminano nelle retrovie.
Credo nella Chiesa chiamata alla responsabilità, dove il frammento di Bene che ciascuno offre diventa pane moltiplicato per tutti.
Credo nella Chiesa chiamata alla tenerezza, dove le debolezze e gli errori trovano il loro posto, sapendo che tutti siamo complici del male e per questo chiamati a crescere nella compassione del Bene.
Credo nella Chiesa chiamata alla fecondità per aprirsi al nuovo che si manifesta anche attraverso il volto di tanti poveri che ci chiedono accoglienza nelle nostre ricche terre.
Credo nella Chiesa chiamata alla creatività, alla testimonianza di un Dio della gioia, dalla parte dell’uomo.
Credo nella Chiesa chiamata al per-dono, testimone del dono della Vita, della sua Bellezza, di Dio come Colui che ci chiama al Bene e ci desidera pienamente vivi.
Credo nella Chiesa chiamata al dialogo con le nuove generazioni, con i diversamente credenti, con i non credenti, con gli atei, con le altre religioni.
Credo nella Chiesa di Gesù di cui tanti fratelli e sorelle sono testimoni credibili, nel silenzio, nella semplicità, nella radicalità del Vangelo, là dove sono chiamati a vivere.
Credo nella Chiesa di Gesù che ci ha promesso di essere presente col dono del suo Spirito là dove siamo riuniti nel Suo Nome consapevoli del nostro essere in cammino.
 Agnese Mascetti

 1. Christian Albini, Viandanti Una nuova Chiesa del Concilio, in Adista Segni Nuovi n. 62, luglio 2010
2. Testamento spirituale di padre Christian de Chergé, monaco trappista ucciso in Algeria nel 1996 insieme ad altri sei confratelli
3. Paolo Ricca, La teologia della tenerezza: la rosa di padre Dalmazio e le lacrime del cardinale, in Adista Segni Nuovi n. 4, gen. 2010

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