Vedete che già la prima scossa che si dà Giovanni è molto forte. E il comandamento di Gesù è un comandamento che fa scandalo nella storia delle religioni, perché il comandamento è quello sul quale si fonda il rapporto religioso. Ebbene nel comandamento - nell’unico comandamento, perché non ce ne sono altri nella comunità dei credenti -, nell’unico comandamento che Gesù lascia alla sua comunità, non nomina Dio, fatto assolutamente inspiegabile e raro. Nel comandamento che costituisce una religione, una fede, il posto principale deve essere per Dio. Pensiamo soltanto ai dieci comandamenti; il primo enuncia: "Io sono il Signore Dio tuo", ecc. Nell’unico comandamento che Gesù lascia alla sua comunità, Dio non viene nominato! E questo comandamento lo esprime così: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amate gli uni: come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri". Non chiede l’amore per Dio, ma chiede un amore da trasmettere e scambiare tra gli uomini, uguale a quello che Lui ci ha dimostrato. E l’amore di Gesù, l’amore che ci dimostra, è un amore che non si lascia condizionare dagli atteggiamenti e dalle risposte dell’uomo. È quello che poi Giovanni chiamerà l’ "amore fedele". E in questo unico comandamento Dio non viene nominato.
Nel commento a questo prologo, che Giovanni farà nella Prima lettera, lo dice chiaramente: l’amore a Dio può essere un’illusione. Si trovano persone tanto innamorate di Dio, quanto poi incapaci di vivere con i propri amici. Ricordo sempre un episodio ad un corso di esercizi: si parlava di questo amore a Dio e dell’amore agli uomini. Ci fu una suora che si alzò dicendo: padre, quello che lei sta dicendo è proprio vero. Io amo tanto il Signore che non sopporto più di stare con le mie sorelle! Ecco, ci vuole una particolare propensione all’amore per Dio per non sopportare gli altri. Allora Gesù esclude, dall’unico comandamento che lascia, l’amore per Dio - perché l’amore per Dio può essere frutto di illusione - e mette invece un amore pratico. "Trasmettete fra di voi un amore uguale a quello che io ho per voi": questa è l’unica prova che amate Dio. Lo dirà poi Giovanni nella sua Prima lettera.
La quotidianità è l’unico tempio,
RispondiEliminache ha l’essere umano,
è l’unica realtà dove può imparare
ad amare e può amare davvero.
Non posso amare solo platonicamente,
devo amare davvero:
ho bisogno di spazi, ho bisogno di volti,
ho bisogno di restare dentro un tempo,
una realtà concreta.
“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco…
nel mio letto mi ricordo di te”:
il luogo della preghiera come desiderio
è uno spazio quotidiano, feriale.
Mi ricordo di te, Signore,
nei luoghi più familiari e umani.
Sono i nostri luoghi in cui viviamo le nostre vite,
le nostre rabbie, le nostre emozioni:
diventano i nostri santuari.
O Dio, tu desideri formare casa nella nostra storia.
Il mondo è la tua e la nostra casa.
E la casa è fatta di cose quotidiane, del mio letto,
del mio pane, della mia cucina.
Questi diventano gli unici luoghi necessari,
veramente necessari per cominciare a vivere pienamente.
Antonietta Potente
Quando mi si chiede cos'è la vita? Rispondo che quello che io so è che la vita è un minuzzolo di tempo concesso alle nostre libertà per imparare ad amare.
RispondiEliminaAbbè Pierre
Amare costa
RispondiElimina-----------------------------
(Fonte non specificata)
Costa dire "hai ragione".
Costa dire "perdonami".
ed anche dire "Ti perdono" costa.
Costa la confidenza, costa la pazienza.
Costa fare una cosa
che non hai voglia di fare
ma che lui o lei vuole.
Costa cercare di capire.
Costa tenere il silenzio.
La fedeltà costa
e sorridere al cattivo umore
e trattenere le lacrime che fanno soffrire.
A volte costa impuntarsi,
a volte cedere.
Costa dir sempre "è colpa mia".
Costa confidarsi
e ricevere confidenze.
Costa sopportare i difetti,
costa cancellare le piccole ombre,
costa condividere i dolori.
Costa la lontananza
e costano i distacchi.
Costano le nubi passeggere.
Costa avere opinioni differenti,
costa dir sempre di "sì".
Eppure a questo prezzo si genera l'amore.
Gli spiccioli non servono.
Ci vuole un legno pesante
come la Croce.
Sì è un pò lunga lo so, ma era una sorta di risposta alle domande di un pò di tempo fa ............che strano preferiamo mandarci via mail tutte quelle benedette catene religiose, citazioni di frasi di questo o quel santo o personaggio e poi ??????????????????? E aspetta, assurdo dell'assurdo ce le mandiamo anche fra di noi.........che senso ha ?
RispondiEliminaCarissima Giulia
non ti nascondo lo stupore di ricevere una tua lettera dopo tanti anni. E soprattutto non ti nascondo l'impressione positiva che mi ha pervaso durante la lettura del tuo scritto. Mi sembrava di vederti parlare concitatamente mentre riconoscevo il tratto immutato della tua calligrafia! Certo: il sottile ragionare non è più quello dell'estroversa alunna di terza media, ma l'incedere calibrato della liceale all'ultimo anno.Ti rivolgi a me - scrivi - "in quanto prete, perché tutto sommato sei l'unico che mi viene in mente se voglio fare un po' di ordine quando ragiono di fede". Ti ringrazio della fiducia! Ti ringrazio soprattutto perché confermi una delle cose in cui ho sempre creduto: che la fede passa attraverso il contatto, l'amicizia, la stima reciproca, il sorriso disponibile e aperto. E il sapere che un inconsciente giovane prof di religione alle medie ha comunque rappresentato un punto di riferimento mi gasa un po' ... (lo so, lo so, con questa frase mi becco tre settimane di purgatorio in più ...). In secondo luogo resto stupito dal fatto che ti rivolga a me come prete. "Perché?", ti chiederai. Semplice: nel contatto medio che ho con le persone sono (in ordine di frequenza): giovane (perché nessuno sa che i preti non nascono vecchi ...), funzionario della Chiesa (quando cerco disperatamente di accogliere chi viene da me per un certificato), facitore di Messe (nota la raffinata dicitura che ben si addice alla mentalità dell' "ascoltare la Messa", "prendere la Messa"), reazionario (rispetto ai molti post-moderni che catalogano la fede nell'ambito delle sciocchezze e, di conseguenza, la Chiesa Cattolica come l'incontrastata sovrana di questo ambito) e, infine, opinionista (alla sola idea che a questo termine si associa l'immagine di certi personaggi televisivi, mi deprimo). Per fartela breve: quando succede che partecipo ad una cena, sta pur certa che dopo qualche portata, scioltosi l'ambiente, superate le formalità, arriva qualcuno che imbastisce una brillante conversazione al vetriolo su temi di attualità quali: la Chiesa è arretrata, l'uso degli anticoncezionali, il comportamento di quell'antipatico prete che ... , è ingiusto che i preti non si sposino, e altre amenità di questo genere. Mai uno che mi chieda: "prete, parlami di Dio". Mai uno che abbia il coraggio di mettersi in gioco, su quel terreno comune che è l'umanità e la ragione, per confrontarsi sul serio con l'immenso tema della Presenza di Dio. Credimi: ho nostalgia dei luoghi dove Gesù è sconosciuto, dove di Lui si può parlare francamente, senza pregiudizi, senza presunzioni, senza piccole nozioni acquisite al catechismo. Per assurdo, il nostro tempo cristianizzato (perché bisogna riconoscere che un riferimento culturale alla fede cristiana esiste), ignora Cristo, o, peggio, lo relega in una delle proprie categorie interiori a metà strada tra sentimento religioso e ammirazione superficiale. Ma, lo confesso, leggendo il tenore della tua lettera, mi sembra che tu non sia il tipo che voglia perdere e farmi perdere tempo. Mi parli della tua ricerca di fede in maniera forte, reale, coinvolgente e dei dubbi che ti gettano nello sconforto come qualcosa di insostenibile. Che dirti, Giulia? Ci sto, accetto la sfida. Come dice san Pietro nella sua seconda lettera, sono pronto a darti ragione della speranza che è in me. Solo ti chiedo che ... No, scusa, sto già anticipando una riflessione che verrà più avanti. Aspetto, dunque, la tua lettera, se vuoi, finché vuoi, per incominciare un itinerario comune. Ti accompagnerò, perché io non ti posso mostrare la fede, né convertirti. Posso solo accompagnarti dal sentiero della ragione fino ad arrivare alle soglie della fede, in un linguaggio semplice, che parta dalla vita. Per fare il prete come vuole il Signore Gesù, una volta tanto.
Ti abbraccio forte, don Paolo.
amore?! quale amore!? questo stralcio di catechesi sembra più che altro specificare: rivolto a chi? Ma non può essere un'illusione anche amare il prossimo? o semplicemente amare? solo in parte intendo. Possiamo per un'attimo pensare che in effetti il nostro amore è sempre imperfetto, sempre non completamente libero e incondizionato, sempre in parte illusorio? E pur tuttavia, secondo la sensibilità e la consapevolezza di ognuno, sempre impegnato in una continua "gara con Dio" che in questo campo non si fa superare?
RispondiEliminaCiao, tu devi essere l'appassionato di Crepet........come va ?
RispondiEliminaCiao! Appassionato di crepet è una parola grossa... c'è del buono in tutti. Val la pena di prendere in considerazione ogni punto di vista. Va così così. A te?
RispondiEliminaL’amore è l’unica potenza che ci mostra un pezzo di quel mondo come Dio lo pensò quando lo creò. Solo coloro che amano esistono realmente: nella loro bellezza, nella loro felicità e nella loro riconoscenza. ( E. Drewermann)
RispondiEliminanon è la dinamite che smuove la terra, ma le forze che dal profondo muovono i continenti. questa è la forza dell'amore.