25 luglio 2013

NESSUN DRAMMA CHE MI ABBIA "ILLUMINATO"


Marco Bartoletti, 51 anni, fiorentino, è presidente e proprietario di un gruppo di otto aziende che fa capo alla BB Holding, società operante nel settore dell’alta moda dal 2000. In occasione dell’ottava Giornata nazionale del malato oncologico, indetta dalla Favo (la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), gli è stato consegnato il Cedro d’Oro, riconoscimento assegnato ogni anno a personalità che, in ambito istituzionale, politico, giornalistico o volontaristico, si sono distinte per sensibilità e per l’esempio e il contributo che hanno dato nella lotta contro il cancro.
Bartoletti, come recita la motivazione del premio, è un «imprenditore illuminato, che ha trasformato l’utopia del lavoro per i malati di cancro in realtà».
Potrebbe essere naturale supporre che la sua sensibilità possa essere dovuta a vicende personali che l’abbiano reso particolarmente attento nei confronti di chi si trova a dover affrontare un tumore. E invece no. «Non ho malati oncologici in famiglia, per fortuna — ribatte Bartoletti —. Mia madre se la cava bene, ho due figli sani, nessun dramma che mi abbia “illuminato”. La realtà è molto semplice: se nella società esistono le persone malate di cancro, come si può pensare che non esistano in un’azienda? E visto che esistono, perché discriminarle, quando basta organizzarsi per dare una mano a chi è in difficoltà?».
Bartoletti, i malati, li tratta come tutti gli altri: li assume, se crede abbiano un curriculum adeguato al profilo che sta cercando; li promuove quando se lo meritano; non blocca e non incoraggia carriere senza buone ragioni; non li “invita” a prendersi pause, part-time o prepensionamenti non desiderati. «E da questo comportamento traggo profitto — ribadisce —. Non è una soluzione antieconomica, non provoca danni all’attività. Anzi, una volta trovata la modalità d’impiego adeguata al singolo caso, ho dei vantaggi perché queste persone s’impegnano di più, fanno ogni giorno del loro meglio. E finiscono per essere dei lavoratori migliori rispetto a chi è sano ma svogliato». Non è difficile intuire quanto sia determinante il lavoro per chi si trova a combattere la battaglia contro il cancro. Nelle giornate stravolte dalla malattia e dalle cure, conservare il posto in un’azienda è un fondamentale sostegno economico e psicologico. È conservare la propria dignità. «Stando ai dati che abbiamo raccolto — sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo — tre malati su quattro vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società. E questo ora è spesso possibile già pochi mesi dopo la diagnosi».

1 commento:

  1. Anonimo21:28

    spesso, la dignità dell'uomo viene calpestata da coloro che vedono la malattia prima dell'uomo stesso!

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