13 giugno 2013

COMPASSIONE

com-pas-sió-ne

dal latino: [cum] insieme [patior] soffro.

Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà - una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro. Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.


Sentimento di sofferta partecipazione al male altrui.

Sentimento di disapprovazione morale nei confronti di comportamenti negativi.

La parola compassione in italiano non ha lo stesso significato che ha in latino, ma acquista invece il significato di pietà. Compassione è invece per le religioni orientali tra cui quella buddista, che la traduce con il termine di jihi, l'amore universale per il genere umano. Provare compassione è quindi come sentirsi illuminato. Una capacità dell'essere umano che si è elevato dal mondo delle emotività ad un sentire più grande.
 
  • Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l'anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l'altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre. (Paul C. Roud)
  • La compassione cristiana non ha niente a che vedere col pietismo, con l'assistenzialismo. Piuttosto, è sinonimo di solidarietà e di condivisione, ed è animata dalla speranza. (Papa Benedetto XVI)
  • La compassione è la più importante e forse l'unica legge di vita dell'umanità intera.
    (Fëdor Dostoevskij, L'idiota, 1869)

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