11 agosto 2011

PRENDERSI CURA.... non solo nella vita religiosa


Tra Etica ed Estetica
Alcune idee tratte dal tema proposto da Antonietta Potente, O.P.

Il cosmo ha una storia molto complessa che non è slegata dai suoi abitanti. Tuttavia, è anche vero il contrario: anche coloro che abitano il cosmo hanno una storia molto complessa, che non è slegata dal cosmo stesso.
Perciò non basta parlare come curarlo, ma è necessario - prima di tutto - conoscerlo, ascoltarlo e lasciare che il cosmo stesso si prenda cura di noi.


Per fare questo, noi dobbiamo ricordare un altro tipo di storia, una storia alternativa, che ha avuto luogo nella storia ma non è stata registrata ufficialmente.
La vita si è sviluppata e la storia è cambiata perché c'erano delle persone, soprattutto donne, responsabili di comunità. Queste donne provvedevano al cibo, si prendevano cura della salute di chi era rimasto nel villaggio, sapeva quali animali e piante erano commestibili…
Recenti ricerche antropologiche e storiche rivelano strutture alternative nelle società antiche. Si parla di “circoli di donne”. Si potrebbe dire che nei circoli di queste donne, l’autorità risiedeva in ciascuna e allo stesso tempo nella comunità stessa. E questa è una dinamica di partecipazione: crea un circolo e stabilisce l'autorità.

Mi chiedo se la vita religiosa può fare questo, riscoprire questi percorsi alternativi: creare e ricreare spazi, coltivare piante, inventare cose da mangiare, idee da raccontare e nutrire le menti umane con prospettive diverse. Non solo e non semplicemente essere in grado di fare qualcosa, o essere in grado di diventare qualcosa, ma prendersi cura di qualcosa.
Prendersi cura è un termine molto solenne che ci invita a passare dall'essere concentrato su noi stessi, a liberarci dai nostri piccoli e grandi egocentrismi  sia individuali che istituzionali.
In tal modo si potrebbe “riscoprire” un Dio che si svuota costantemente per essere rappresentato da un’alterità, o che si nasconde nell’alterità; un Dio che si svuota per essere riconosciuto nella vicinanza a fratello sole, sorella luna, acqua, stelle, nuvole, fiori, erba, terra ... culture, diversità, altri ...

La guarigione si può riassumere in tre immagini che ho scoperto recentemente e di cui ne ho fatto tesoro. La prima immagine è  tratta dal pavimento di un convento della mia congregazione in Italia, un luogo molto antico con un pavimento in cotto tutto ondulato perché “segnato dalla quotidianità”. Una reale processione di vita, di storie personali e comunitarie…
La seconda immagine si riferisce allo stare di molte persone al mercato. In Sud America, dove ogni giorno la gente va, mette il proprio banchetto, la merce e aspetta i clienti. Si tratta di un modo di essere e un modo di attendere che trasforma la vita e lo spazio.
La terza immagine è tratta da un bellissimo proverbio arabo. “L'aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo”. Davvero uno spazio molto stretto, che evoca l'indicibile.

Questi sono tre modi di stare, insieme a quelli che ciascuno potrà aggiungere secondo al propria vita; modi di essere fedeli alla vita quotidiana, responsabili e creativi per sopravvivere, familiari con i movimenti più nascosti della natura, delle cose, dell'aria e degli animali…

Alla luce di tutto questo può la vita religiosa rimanere cosi come è oggi?
Se non è possibile, allora cosa possiamo ricavare dalla nostra tradizione religiosa che può aiutare noi, gli altri e il cosmo a vivere?

Siamo chiamati ad avere alcuni atteggiamenti di guarigione a partire da ciò che siamo diventati oggi:
Rinnovarsi/rinnovare - probabilmente la cosa più difficile per rinnovare se stessi è riconoscere che qualcosa o qualcuno già esiste e mi fa crescere.
Crescere
- comporta una responsabilità, una diversa sensibilità e a volte porta il segno del cambiamento e di un tempo diverso. Tutti questi verbi non sono verbi di quantità, ma di fedeltà, di cura per la crescita di chi è intorno a noi.
Osmosi – un itinerario da vivere gli uni negli altri; nell’influenza reciproca…
E, infine, sciogliersi - distacco, che indica qualcosa che si lascia libero e si libera, ma anche ci stacca da ogni legame vitale. Due fasi successive: liberare noi stessi ... e lasciare liberi gli altri.

Su questa base, oggi e sempre, ci piacerebbe ri-pensare al nostro cammino personale e al cammino della storia. Come dice il salmista: la tua strada passava attraverso il mare, il tuo sentierio in acque potenti, ma le tue orme erano invisibili ... (Salmo 77)

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