03 maggio 2010

CHI E’ UNA PERSONA?


La xenofobia tranquilla delle mamme di Adro di Ritanna Armeni in “il Riformista” del 28 aprile 2010


Non è facile dimenticare le madri di Adro. Non è facile cancellare le immagini e le parole delle donne di un laborioso paese del bresciano di 6.800 anime. Non è facile dimenticare le loro affermazioni rabbiose ed esasperate. Le madri di Adro mandano i loro bambini all’asilo comunale, pagano la retta della mensa e - sui giornali e nella trasmissione Annozero - non hanno avuto alcun disagio ad affermare che era giusto che i figli degli immigrati che non pagavano la mensa rimanessero senza pranzo. Lo hanno detto senza mezzi termini: quei bambini non dovevano mangiare. Bene si era fatto a tagliare loro i pasti. Giustamente si era comportato il loro sindaco rifiutando quei finanziamenti della Regione Lombardia che dovevano servire proprio perché il Comune aiutasse i meno abbienti. Se li avesse accettati avrebbe favorito gli immigrati profittatori. E che male - malissimo - aveva fatto l’imprenditore che si era offerto di pagarle lui le rette delle mensa. In questo modo aveva incentivato il parassitismo di chi non lavora e approfitta del lavoro degli altri. Tutto questo lo hanno detto - quelle madri - con la convinzione di chi sta dalla parte giusta, di chi sta combattendo per il bene contro il male. Le loro parole non erano sopportabili. Lo so, in esse c’era tutta l’ideologia leghista, l’egoismo padano, la politica di chi vuole la separazione dai più poveri. Ma non c’era solo questo. A questo ci siamo tristemente abituati. Quelle parole e quelle immagini spaventano fino a diventare insopportabili perché contengono un “salto”, il superamento di un limite umano e morale tanto più lacerante perché le protagoniste sono donne e madri, coloro dalle quali ci si sarebbe aspettata una parola diversa o almeno un diverso accento. Non è stato così. I bambini nelle loro parole non erano tali, esseri umani più deboli e dipendenti dagli adulti, ma solo figli di immigrati e come tali “responsabili” delle colpe dei loro padri. Qui c’è stato il superamento del limite. Perché se la paura dello straniero, la xenofobia, la rabbia contro il povero che può togliere ad altri poveri possono essere inscritti nel conflitto sociale, possono essere mitigati e persino - anche se non condivisi - compresi, l’annullamento dell’infanzia, l’identificazione di chi non può che essere innocente nelle presunte colpe dei padri e delle madri indica che per quelle donne esiste un “male” da combattere senza tregua, nel quale non ci sono distinzioni, estraneità e non colpevolezze. All’affermazione spontanea di chi le ha intervistate: «Ma sono bambini!», le madri di Adro hanno risposto con lo sguardo vuoto e privo di comprensione di chi non capisce la differenza, non vede la distinzione. «I figli degli immigrati sono bambini?» domandavano quegli occhi anche quando le labbra non parlavano. E si capiva che per loro erano il male e basta. Un male tanto più grande e pericoloso perché poteva influenzare e contagiare anche altri e dal quale quindi occorreva difendersi senza cedimenti. Ed ecco la decisione di respingere gli stanziamenti che la Regione Lombardia aveva disposto perché i Comuni venissero incontro ai meno abbienti, a coloro, per esempio che non potevano pagare le rette della mensa. Ed ecco che l’odio contro il male comprende anche il “benefattore”, l’imprenditore che ha offerto 10.000 euro perché il Comune non ci rimettesse e i bambini potessero mangiare anche se i loro genitori non pagavano la retta. Il bene in questo caso avrebbe coperto il male profondo e quindi non era tale ma male anch’esso, da portare allo scoperto e respingere. La storia insegna, nelle grandi tragedie che si sono susseguite nel Ventesimo secolo, che esse cominciano quando cessa ogni distinzione e un gruppo di persone viene identificato con il male. Gli ebrei erano ebrei e basta. Non c’erano uomini e donne, adulti e bambini. Non c’erano malati e sani. Ricchi e poveri. Se c’è un male da estirpare ci vuole una guerra senza esclusione di colpi, in cui gli innocenti non ci sono. Questa è stata la Shoah e si è verificata nella civile Europa solo qualche decennio fa. Questo è avvenuto in tante persecuzioni e genocidi. L’ideologia leghista, per quanto xenofoba, finora alcune differenziazioni le ha mantenute per quanto ipocritamente. Ha distinto per esempio fra l’immigrato clandestino e quello legale. Fra coloro che lavorano e coloro che spacciano. Anche nella promozione di leggi punitive e poco lungimiranti ha voluto tener conto - sia pure in modo utilitaristico - delle donne che vengono nel nostro Paese a fare le badanti. Le madri di Adro hanno saltato distinguo e differenze quando hanno detto che i bambini degli immigrati non avevano diritto al cibo. E lo hanno affermato come se facessero un’affermazione normale ai limiti della banalità. Meravigliandosi quasi che ci fosse chi non comprendesse. La banalità, appunto. Quella banalità del male di cui parlava Hannah Arendt descrivendo nel processo di Gerusalemme il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann. Quel che lui aveva fatto non era dovuto a cattiveria, ma all’obbedienza a un ordine delle cose che pareva naturale e necessario. Lo so, non c’è alcuna somiglianza fra le madri di Adro e quel gerarca. Non ci sono campi di sterminio, pogrom ed eccidi. C’è solo un filo sottile costituito dalla normalità quasi banale con cui quelle madri pretendono il loro bene. Non è banale in un laborioso paese del bresciano dire che chi non paga non mangia? Che questo vale per tutti, adulti e bambini? Certo che lo è soprattutto se lo dicono delle donne, madri di famiglia che faticano per tirare avanti, amano i loro figli e magari frequentano la parrocchia. Ma è proprio questo che turba e sconvolge.

5 commenti:

  1. Anonimo23:45

    Le parole di Lisa Clark, testimone di frontiera:
    "Porto con me la ricchezza donatami dal contatto con le persone incontrate, osservate durante queste esperienze....ringrazio le donne congolesi: sono loro che devono rendere la vita accettabile per i loro bambini, per i loro figli, per i loro familiari; sono le donne che svolgono un ruolo politico di fondamentale importanza nelle Comunità. Sono loro che devono cercare di garantire la sopravvivenza materiale della famiglia: coltivano un pezzetto di terra davanti a casa, trovano qualcosa da portare al mercato, combattono ogni giorno con le guardie che impongono tasse, devono trovare il cibo per la famiglia, ma anche i soldi per pagare gli insegnanti dei figli, i medici e le medicine. In queste donne ho visto la dimostrazione di un amore incondizionato per i figli, anche per quelli che non avevano partorito.
    Ogni donna sentiva amore per un bimbo come fosse il proprio figlio."

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  2. Anonimo00:10

    "Ogni donna degna di questo nome deve sempre esprimere armonia,
    deve saper trovare la parola che giunge al cuore."

    (Sorella Maria di Campello)

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  3. Anonimo22:23

    Le parole di un grande profeta, Giovanni Vannucci, a queste donne, perchè possano riscoprire la loro vera essenza, la loro vera natura, perchè ritornino ad essere "donne" nel vero senso del termine, ossia capaci di un ragionamento guidato dal cuore e non da una ideologia politica:
    L'etica dell'amore
    "La donna non vede il seme della vita crescere: è terra che accoglie quel seme, è plasmata da quella vita, è tutt'uno con quell'essere. E questo cordone ombelicale come la lega a suo figlio, la lega a ogni figlio. "La donna - scrive - è portata a considerare tutte le creature inermi come partecipi della fragilità del suo piccolo, e quindi oggetto del suo amore. L'istinto materno è il fondamento dell'etica cristiana, l'etica dell'amore".
    L'abbraccio di madre tocca ogni essere: anche dove la vita sembra morire, la donna scorge un segno, un virgulto, una speranza. "In guerra, durante i bombardamenti - ricorda Vannucci - ciò che mi stupiva sempre era di vedere l'uomo avvilito e disperato di fronte alla sua casa distrutta. La donna, invece, non si perdeva d'animo: andava a rimuovere le macerie per cercare ciò che era rimasto salvo dal bombardamento. E subito pensava a ricostruire la famiglia, la casa". Nulla è perduto, anche quando tutto sembra perduto. Nulla vale una vita, anche quando ci sono leggi, regole che ti guidano altrove. Padre Giovanni vede negli assolutismi e nelle terribili guerre che hanno insanguinato il suo secolo l'espressione di una rigidità maschile. Il pilota di Hiroshima è simbolo e vittima di quel mondo: deve sganciare la sua bomba perché quella è la sua missione; eppure nessuna regola di uomo vale la forza di un sorriso, del sogno di un bambino che, con quel gesto, verrà a mancare. È il segno di un'umanità squilibrata, che ha bisogno di 'farsi donna' per recuperare il valore della vita: "La rinascita del femminismo - sostiene - è un fatto importante: è Dio che si risveglia attraverso la donna e che vuole una società più umana, più aderente alla vita". Padre Giovanni invita la donna a rendersi consapevole di questa missione: "Non mendicate autorità dall'uomo, non imitatelo per liberarvi dal suo dominio, ma portate nella società i vostri doni, la vostra sensibilità, le vostre intuizioni"…….
    L'uomo, con la sua ragione scopre le cose, la donna, con la sua concretezza, le riempie di contenuto. L'uomo sa prendere le decisioni con giustizia, la donna le ammorbidisce con la sua misericordia. L'uomo vive le sue idee con spirito di avventura, la donna con fedeltà e coraggio. L'uomo rende la donna madre, la donna gli insegna a essere padre."

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  4. Anonimo20:02

    mah, e' un'articolo senza senso
    dice tutto e niente

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  5. Anonimo19:24

    Guardare con altri occhi ciò che ci fanno apparire normale, scontato, giusto. Forse questo è uno dei tanti messaggi dell’articolo. Viviamo in un mondo sempre più duro, sempre più cinico, più violento; e il segnale più allarmante viene proprio da queste donne, che hanno nascosto sotto il velo della “giustizia” la loro bellezza e tenerezza. Ontologicamente la donna è profetica per la sua capacità d’intuizione che la predispone a cogliere i segni dei tempi, per la sua particolare sensibilità verso l’interiorità, per quella vita che germoglia dentro il suo corpo fisico e spirituale. Sono le donne che hanno recepito la quotidianità dal volto umano che Gesù ha praticato, scegliendo di “stare con tutti”, senza distinzioni di sorta. Il degrado più grave a cui la nastra società può arrivare è uccidere questo spazio interiore femminile, questa capacità incarnata della donna di uno sguardo d’amore sulle cose e sulle persone.
    Ma i tempi di crisi sono anche tempi luminosi, non è tutto marcio, si può cominciare a distinguere cosa c’è di buono e di male. Ma bisogna accorgersene…,il prendersi cura è il contrario dell’indifferenza.
    ”Le persone accettano la realtà così come la si presenta…” ( dal film: The Truman show) così come noi accettiamo ad occhi chiusi la nostra “normalità”: ci sono persone di serie A e di serie B, a seconda del conto in banca, è giusto lasciare senza il pasto bambini colpevoli di avere genitori di serie B, immigrati, e ancora peggio ci fa indignare oltre misura se qualcuno non la pensa come noi.
    In un tempo di crisi si può fare poco, non si reimposta il mondo, si può aggiustare. San Francesco dice: dove è odio fa che io metta amore, dove c’è divisione, l’unione..sembra poco ma è tanto.
    È un articolo che dice tutto e niente, è vero, dice solo di guardarci dentro per vedere se il mondo, così come ce lo presentano ci piace, ci fa sentire bene, a casa, se è quello che vogliamo lasciare ai nostri figli. La nostra vita non può diventare solo una lotta, una battaglia per difendere i nostri interessi, la nostra sicurezza, e non penso neanche che la nostra esistenza sia un martirio o una rassegnata accettazione di quel che ci accade. La vita, quella vera, non ci chiede di giocare a braccio di ferro, ma ci domanda di essere vissuta e amata.

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