08 marzo 2008

Una vita che non muore


Se interpretiamo i Vangeli alla lettera, quelle che ha compiuto Gesù non possono essere chiamate "resurrezioni" ma "rianimazioni": per "resurrezione" si intende il passaggio definitivo da una condizione di vita mortale a una immortale.

Ebbene, Gesù le persone che ha resuscitato non le ha trasferite in un mondo immortale, le ha rianimate: sono dei cadaveri rianimati che poi dopo saranno morti nuovamente, e ci si chiede a questo punto che servizio Gesù gli abbia fatto. Già erano morte, passate attraverso l’esperienza della morte: Gesù le rianima e costoro sanno che dovranno ancora passare attraverso l'esperienza della morte.

Se noi interpretiamo il Vangelo alla lettera, sono delle rianimazioni di cadaveri e non delle resurrezioni: a meno che l'evangelista non intenda trasmettere degli episodi di cronaca, cioè degli episodi che appartengono alla storia, ma delle profonde verità che vengono trasmesse attraverso una narrazione per renderle più comprensibili. È questa la linea interpretativa che noi scegliamo per commentare il brano di Lazzaro…

… "Chi crede in me, anche se muore, vivrà"". Gesù dice che Lazzaro, che ha creduto in lui, anche se adesso lo vedono morto e lo piangono come un cadavere continua a vivere.

Quindi alla comunità che piange un componente morto, Gesù dice che coloro che gli hanno dato adesione - , credere significa dare adesione a Gesù -, anche se muoiono continuano a vivere,: questo è il primo aspetto fondamentale.

L’altro, "chiunque vive e crede in me, non morirà mai": sono i due aspetti, a. Alla comunità che piange qui un cadavere Gesù dice,: se questa persona mi ha dato adesione, se questa persona ha fatto della sua vita un dono d’amore per gli altri, anche se voi adesso vedete la parte biologica morta, lui continua la sua esistenza, m. Ma a voi che siete vivi: chi vive e crede in me, non morirete mai.

Gesù ci assicura che non faremo l'esperienza della morte,: avverrà, come dicevamo, che tutti i miliardi di cellule che compongono la nostra esistenza terminano il loro ciclo, ma queste cellule non sono il nostro io, il nostro essere, quindi questo corpo di ‘ciccia’ finisce, ma noi non facciamo questa esperienza, è. È questa la novità portata da Gesù che abbiamo cercato di vedere in questi nostri incontri,: Gesù non resuscita i morti, ma comunica ai vivi una vita capace di superare la soglia della morte,: per questo Paolo scrive: " noi che siamo già resuscitati" (cfr. Ef 2,6)…

… A meno che queste resurrezioni significhino non la rianimazione di un cadavere, che poi dopo un poco di tempo doveva tornare di nuovo a morire, ma il cambiamento di mentalità riguardo la morte. Non che cambiando mentalità i nostri cari stanno meglio: loro ci stanno già, siamo noi che stiamo male, fintanto che piangiamo i nostri come morti ci è impossibile sperimentarli come viventi. Accogliamo l’invito degli angeli alle donne: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" (Lc 24,5): quindi dobbiamo cambiare completamente mentalità nei riguardi della morte. Fintanto che continuiamo con l’ossessione della tomba, del cimitero, noi non riusciamo a comprendere che la persona non sta lì: i nostri cari morti non stanno né nel buio dei sepolcri né nell’alto dei cieli svolazzanti, ma continuano la loro esistenza nella sfera del Padre, cioè nella sfera della vita e dell’amore, la stessa nella quale se vogliamo siamo inseriti pure noi…


http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

1 commento:

  1. Sono molto daccordo...e le testimonianze postate sul mio blog vertono in tal senso.
    http://pinocarlucci.blogspot.com/

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