29 marzo 2008

ANGELI


Ciao utente del
blog…come stai?
Tutto bene?

Il 14-15-1
6 marzo noi della fraternità di Thiene e alcuni amici ci siamo “ritirati” in una baita di montagna per vivere tre giorni di fraternità, riflettendo,giocando,scherzando e per ascoltare noi stessi e gli altri …Punto di partenza del nostro confrontarci sono state alcune domande posteci da fr.Paolo: Ci rendiamo conto che la nostra storia è Parola di Dio? Ci rendiamo conto che la nostra vita non è solo nostra e non è fine a se stessa? Stiamo scrivendo Parola di Dio nella nostra vita?

Dopo aver riflettuto ci siamo ritrovati e la nostra condivisione è cominciata con le parole di Francesca che ci ha fatto presente la sua difficoltà, ma non solo sua, di trovare (vedere) Dio nelle situazioni di sofferenza e ci ha portato l’esempio di un uomo che ingiustamente accusato si suicida perché questa ingiusta accusa gli aveva rovinato la vita. Come è possibile vedere segni di amore, speranza in queste situazioni? Che fatica vedere luce quando si soffre! Paolo allora ci ha proposto il parallelo della storia di Giobbe, uno “sfigato” diremo noi che lebbroso si trova ad essere “consigliato” dagli amici i quali però non sono partecipi con lui della sua sofferenza, ma rimangono distaccati,lontani, senza entrare nella sua esperienza di dolore. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche a noi;non sempre incontriamo persone disposte a sedersi accanto a noi per ascoltarci ed anche se le troviamo comunque alla fine ciò non cancella il nostro stato di dolore: è la nostra vita,noi, in prima persona siamo chiamati a viverla, a scegliere e quindi a plasmare la nostra esistenza. Un po’ come il Vangelo, che non dà soluzioni ai nostri problemi ma che possiamo considerare come una sorta di libretto di istruzioni lasciato ad una comunità, che deve poi interrogarsi e ricercare giorno dopo giorno, soluzioni concrete ai problemi della vita reale,attraverso il confronto e il dialogo . Riguardo all’esempio che aveva portato Francesca, dopo aver discusso e condiviso siamo giunti alla conclusione che alla fine siamo noi ad essere chiamati a scegliere come vivere ogni situazione, esperienza della nostra vita; possiamo vivere in modo passivo facendoci travolgere da quello che ci capita, lamentandoci e piangendo su noi stessi, oppure possiamo scegliere di essere attivi, mettendoci in gioco fino in fondo anche con fatica.

Da qui facendoci guidare da Paolo e attraverso le ulteriori riflessioni di alcuni di noi abbiamo capito che noi siamo parola di Dio nella misura in cui, memori del nostro passato e quindi arricchiti di ciò che abbiamo già vissuto, scegliamo come vivere il presente consapevoli del fatto che le scelte del presente “preparano”, “condizionano” , plasmano già il nostro futuro.

Sabato pomeriggio abbiamo guardato il film "Una impresa da Dio" che ci ha permesso di capire una cosa molto importante: quando noi preghiamo Dio perché ci dia la pazienza, l’amore in famiglia ecc.. Dio non ci dà la pazienza, l’amore in famiglia ecc.. ma piuttosto ci offre le occasioni per scegliere di vivere in prima persona quello che gli chiediamo.

Sono stati dei bei giorni vissuti in compagnia con gioia, spensieratezza, umorismo e libertà all’insegna della fraternità in cui ognuno ha condiviso parte della sua persona, parte della sua vita , cosa che al giorno d’oggi non è sempre possibile fare e non ci riesce cosi facile per mille motivi.

Alla prossima.






http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

4 commenti:

  1. Anonimo18:31

    Liturgia del quotidiano

    La pioggia caduta veste di una livrea luccicante la città serale. Si ritorna a casa dopo una giornata di lavoro.

    Il pensiero che Gesù di Nazaret, il Cristo, possa passare accanto a chi pare correre, possa sorridere da una vetrata del bus, possa fare
    compagnia a chi è straziato dalla solitudine, possa nascondersi nel
    volto luminoso degli innamorati, possa riempirsi delle parole dei
    bambini, è pensiero quasi assurdo. Perché forse si è fatto del Cristo
    una statua. Mentre è il Vivente.
    E cresce il desiderio di fare silenzio, di restare con gli occhi spalancati, ma di abbassare il volume, anche quello delle
    prediche, perché di chi si ama si parla solo a chi si ama, senza parole indiscrete, pena una certa impudicizia, tanto più
    sconveniente alla preghiera.
    Attraverseremo di sera piazza Unità per godere in silenzio dell’armonia dei palazzi e delle luci dei lampioni.
    Andremo lenti sul Molo Audace per sentire solo i gabbiani e il rumore eterno del mare.
    Guarderemo verso il Carso, come a sorridere ai boschi che hanno sostituito le sbarre dei confini.
    Eppure cerchiamo qualcuno. Una persona.
    Un senso che non sia teoria ma amore. Che sia un corpo da incontrare.
    Un volto che, consapevoli o meno, tutti cerchiamo. Un volto che, per chi crede — con tanta fatica —, ha anche un nome.
    Ma lo diciamo, appunto, sussurrando, per non offendere nessuno, per rispettare tutti, perché la sua presenza è nel
    vento, non nel tuono.
    Ad amare, si sbaglia; a parlare, si sbaglia; a tacere, si sbaglia; a fare i genitori, si sbaglia; a fare i preti, si sbaglia; ad
    essere giovani, si sbaglia; a fare politica, si sbaglia; a fare cultura, si sbaglia; a lavorare, si sbaglia. Siamo paralizzati
    dalla paura di sbagliare.
    Eppure è la croce il segno di un fallimento spaventoso. Il fallimento di Dio. Che si trasforma in inaudita speranza.
    La Chiesa è questa assemblea, fatta presenza — cioè sacramento — di innamorati di un Dio povero, ultimo, amico,
    innamorato, bellissimo.
    La liturgia celebra la vita, la vita nostra, la vita di tutti, la vita che è anche sogno, sospiro, progetto di perfezione, non
    come sfida deprimente ma come possibilità da capogiro.
    E allora è liturgico il nostro “buon giorno”, è liturgica la lettura del giornale, è “liturgica” la cena a casa la sera. Lo dice Paolo:
    «Eucharisteite en pantì», «Rendete grazie in ogni cosa».

    Vita Nuova Trieste
    http://www.vitanuovatrieste.it Realizzata con Joomla! Generata: 31 March, 2008, 18:22

    RispondiElimina
  2. non immaginate quanto siete fortunati! mamma se v'invidio... dalla savana australiana arida quanto sterminata dove persino le pecore ti guardano come un extraterrestre, vi saluto con affetto
    paolo

    RispondiElimina
  3. Anonimo09:39

    Credevo, credevo...
    -----------------------------
    (Fonte non specificata)

    Ho dato un pane a un povero.
    Credevo d'essere stato caritatevole; invece era giustizia,
    perché io ho tanto pane e lui ha fame.

    Ho guidato un cieco per un tratto di strada.
    Mi sentivo buono; invece era giustizia,
    perché io ci vedo e lui no.

    Ho regalato un abito usato ad una povera anziana.
    Credevo d'essere stato altruista; invece era convenienza:
    gliel'ho dato per disfarmene, a me non serviva più.

    Ho gridato a un giovane di andare a lavorare invece di chiedere
    l'elemosina.
    Credevo di dargli una lezione; invece era ingiustizia:
    aveva bisogno di lavoro e di rispetto.

    Mi sento un buon cristiano, con la coscienza a posto.
    Vado a Messa, recito qualche preghiera, non faccio del male a nessuno;
    invece sono egoista e ipocrita.

    Perché al Signore, che mi dona ogni istante di vita,
    riservo solo le briciole della mia giornata,
    e ai miei fratelli riservo le briciole dell'amore che Egli mi
    dona...

    RispondiElimina
  4. Anonimo09:34

    Prima di tutto l'uomo
    -----------------------------
    (Nazim Hikmet, Ultima lettera al figlio)

    Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista nella natura.
    Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi all'uomo.
    Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama l'uomo.
    Senti la tristezza del ramo che secca, dell'astro che si spegne, dell'animale ferito che rantola, ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo.
    Ti diano gioia tutti i beni della terra: l'ombra e la luce ti diano gioia, le quattro stagioni ti diano gioia, ma soprattutto, a piene mani ti dia gioia l'uomo!

    RispondiElimina