
Nell’episodio non si processa una donna inquieta, ma si denuncia l’infedeltà della Samarìa.
Per poter accogliere il dono d’amore di Dio, Gesù invita donna a rompere con le altre divinità, che promettono una felicità che non possono donare («Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora», Os 2,9).
La donna, compreso che quel che Gesù le sta dicendo non riguarda la sua vita privata ma il rapporto con Dio, va subito al nodo della questione:
«Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
La Samaritana crede che la relazione con Dio sia favorita dal culto in un determinato santuario e ora che è disposta a tornare al vero Dio vuol sapere dove trovano. Ma Gesù dichiara finita l’epoca dei santuari:
«Credimi, donna, è giunta l’ora in cui non si darà culto al Padre né su questo monte né a Gerusalemme».
Se il dio della religione necessita di un tempio e di un culto, il Padre, per esser tale, ha bisogno di figli che gli assomiglino.
L’assomiglianza al suo amore è l’unico culto che il Padre richiede.
Alla donna che desiderava sapere dove recarsi per offrire culto a Dio, Gesù risponde che è Dio che si offre a lei, donandole la sua stessa capacità d’amare.
Il Signore non si aspetta doni dagli uomini, ma egli si fa dono per loro, perché
«il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo, né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa»
(At 17,24-25).
È questo il clamoroso annuncio di cui si fa portavoce la donna, invitando i samaritani ad andare a «vedere un uomo... ».
Gesù, che ha abbattuto le barriere religiose e nazionalistiche, non è più visto come un «giudeo», ma come un uomo.
E la nuova epoca senza santuari da lui inaugurata rende la sua missione universale, consentendo anche agli eretici, gli scomunicati samaritani, di accogliere «il salvatore del mondo».
Tratto da: “come leggere il vangelo” di
http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm
Per resistere alla disperazione
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(Lucien Jerphagnon)
Signore!
No, resisterò
alla disperazione che viene,
e non fuggirò.
Non andrò in qualche torre d'avorio,
lontano dagli uomini,
fuggendo col pensiero questo mondo.
Voglio restare in mezzo a questo mondo, così com'è,
a questo mondo ove si lotta.
Voglio restare al mio posto.
Non sono gran che, certo.
Che cosa può,
in mezzo a tutto questo caos,
la piccola luce di una coscienza,
debole chiarore che la notte assorbirà?
E tuttavia, mio Dio,
devo adempiere quello
per cui sono stato creato.
Devo rendere testimonianza,
e dire, e mostrare agli uomini
che esiste qualcosa di diverso dal buio,
di diverso dalle urla di paura,
di diverso da questi discorsi incendiari,
dalle invasioni.